Prima di far scivolare il pennello sulla carta c'è un attimo, una breve sospensione, in cui guardo il foglio bianco che si estende davanti a me. La mia mano lo accarezza lievemente, si piega, palmo verso il cielo, e percorre in un morbido gesto la sua superficie. Sento la ruvidezza della carta, la sua temperatura, la sua consistenza porosa o compatta e mi sembra che quel piccolo rettangolo mi viene consegnato come un dono. Tutto può succedere, l'immacolata superficie mi offre le sue infinite possibilità e per un instante ringrazio la sua umile ma generosa dedizione. Vorrei ricambiare con la stessa pienezza. So che la mia mano eseguirà il disegno con tratti più o meno precisi, intuisco i suoi contorni, ma solo nel lento rimescolarsi dei segni mi verrà disvelata la sua forma. Cerco di ritrovare una certa forma di pace interiore prima di cominciare, una certa forma di libertà che mi permetta di abbandonarmi beata ai lievi gesti del pennello, uno dopo l'altro.
Ogni inizio mi regala l'illusione del vuoto, ma ogni segno del pennello contiene tutti i disegni fatti nel passato. Saprò riconoscerli, li guarderò con tenerezza e comprensione, e aspetterò di aggiungere quello che di nuovo verrà, quello che c'è ancora da scoprire in me.
Buon inizio d'anno!
