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Etam cru e gli scomodi specchi di un'urbanità in frantumi.
11.11.14
Molti di voi lo avete visto nascere tra gli sguardi curiosi e diffidenti dei passanti. Forse avete seguito giorno dopo giorno i suoi progressi, e vi siete chiesti, come noi, da dove veniva fuori questo singolare nuovo vicino del quartiere.
paese piccolo...
7.10.13
Questa estate abbiamo trascorso il mese di
Agosto in un piccolissimo paesino della Puglia, le terra di mio marito.
E' Il paese dove lui aveva trascorso la sua infanzia, fino a sei anni. In diverse occasioni abbiamo fatto delle passeggiate insieme ad alcuni suoi zii. Ogn'uno di loro mentre camminavamo per i piccoli vicoli si dilettava a raccontarmi la propria infanzia. E' successo in due occasioni diverse, con due adulti diversi. Un caso?. Fino ad allora a queste persone le avevo sempre incontrate in contesti domestici, e le avevo viste in forma diversa. Tra
i muri scrostati delle case silenziose, sotto i fili del bucato che
attraversavano le stradine da un capo all'altro, il loro sguardo era
diverso. Brillava. Mi parlavano
di come quelli stessi vicoli, oggi riservati e silenziosi, un tempo
erano densi di abitanti e chiassosi, di come in quelle piccole case
abitavano famiglie numerose che trascorrevano le loro giornate per
strada, di come gli animali percorrevano inosservati gli stessi vicoli ,
delle piccole botteghe che riempivano di rumori battenti ogni angolo
del paese, dell’enorme quantità di bambini che correvano incessantemente
da un lato all’altro. Mi
raccontavano come scivolavano giù a tutta velocità dalle ripide stradine
seduti su un improbabile pezzo di legno con tre ruote mal attaccate
(una specie di skateboard molto approssimativo), delle battaglie tra le
"bande" dei ragazzi, alcune addirittura a colpi di sassi, dei loro
giochi semplici con delle palline di gomma che facevano rimbalzare tra i
muri delle case, e, mentre continuavano a descrivermi ad ogni passaggio
le più spericolate e intrepide invenzioni, i loro occhi erano pieni di vitalità, di una energia che non avevo scoperto prima. Io
gli ascoltavo con sincero piacere e loro ricambiavano con un entusiasmo
sempre più crescente, come se avere la possibilità di raccontare a
qualcuno le proprie avventure gli facesse rivivere quelle emozioni
ancora palpitanti.
In tutti questi racconti i bambini stavano da soli. In questo contesto così familiare, così intimo per ciascuno, i loro genitori non c’erano. Le mamme passavano le giornate tra le mura di casa, i padri erano fuori. Nessuno si aspettava mai, neanche a cinque o sei anni, di avere un genitore alle spalle che curasse e proteggesse i loro movimenti. Si regolavano da soli, con l’aiuto dei bambini più grandi in situazioni difficili, o con il supporto dei vicini, perché naturalmente si conoscevano tutti.
Io, che mi sono sempre considerata un essere fortemente urbano, che amo la città perchè credo che tutta la sua varietà e complessità ci offra un'immensa ricchezza, sono stata assalita, lo confesso, da una forte nostalgia: dalla triste sensazione che ai miei figli, vivendo in un condominio in una grande città, non potrei mai concedergli neanche una minima parte della libertà alla quale avrebbero diritto.
Ma è proprio così?. O meglio, mi domando: dev'essere così per forza?. Come vivono i nostri bambini nelle città di oggi?, come viviamo noi?, e perchè?. Potrebbe cambiare qualcosa?.
Nel prossimo
post passerò dal paese piccolo al condominio di città, che non dovrebbero
essere molto diversi, secondo me, per un bambino, e invece lo sono.
piccoli giardinieri all'attacco!
13.6.13
La piazza davanti casa mia, una enorme piastrellata che copre un parcheggio (tanto per cambiare), ha il singolare pregio di avere in posizione centrale una struttura metallica pensata per albergare un bellissimo rampicante. La struttura è stata costruita a regola d'arte, con delle panchine in marmo, i vasi fatti in opera per le piante, un grigliato metallico di chiusura laterale, i cavi in acciao per reggere i rami sul soffitto,. ecc. Addirittura i vasi erano pieni di terra. Mancavano solo i rampicanti. Chi sa?, forse se li sono dimenticati. Il fatto è che questa piazza è pronta da almeno cinque anni, senza rampicanti, naturalmente. E devo dire che senza di loro, scusate, la struttura è piuttosto brutta, spoglia, e seduti sulle panchine picchia il sole lo stesso.
Ma siccome questa piazza è nostra, perché la città è nostra, abbiamo deciso che noi potevamo piantare i rampicanti, fare una di quelle piccole azioni che ci restituiscono l'idea di appartenenza ad un luogo, che lo fanno diventare effettivamente nostro. Sabato scorso, insieme ai compagni di classe di mia figlia Marta e ai loro genitori abbiamo piantato sei (falsi) gelsomini (rincospermum). Uno sforzo veramente piccolo a confronto della grande soddisfazione che ci ha regalato questo bel momento. Grazie di cuore a tutti!

Ma siccome questa piazza è nostra, perché la città è nostra, abbiamo deciso che noi potevamo piantare i rampicanti, fare una di quelle piccole azioni che ci restituiscono l'idea di appartenenza ad un luogo, che lo fanno diventare effettivamente nostro. Sabato scorso, insieme ai compagni di classe di mia figlia Marta e ai loro genitori abbiamo piantato sei (falsi) gelsomini (rincospermum). Uno sforzo veramente piccolo a confronto della grande soddisfazione che ci ha regalato questo bel momento. Grazie di cuore a tutti!

Alice nel paese della Marranella
13.5.13
A volte, nonostante tutto, mi sembra che ci sia una città possibile. Una città che dia risposte alle persone, che sia fatta "per" e "con" loro. Sabato scorso per esempio.
Il tema della città mi sta molto a cuore. Mi considero una persona urbana, una persona che sa vivere solo nella città perché mi nutre, mi stimola e perché mi consente di rapportarmi con un universo di persone diverso da me. Perciò la città mi è cara, e perciò mi ferisce vederla deperire, vederla abbandonata a se stessa.
Sabato scorso un pezzo di essa ha ripreso a vivere, o meglio, ha voluto mostrare la vita che cresce di nascosto dentro i suoi portoni di legno. Via della Marranella, la storica via del degrado, dello spaccio e della delinquenza romana ha voluto mostrare la sua faccia rinnovata, una faccia multicolore piena di piccole realtà artistiche, di piccoli artigiani della poesia.
progettazione partecipata con i bambini, ne vale la pena?
22.2.13
La convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, stipulata a New York nel 1989, (ratificata in Italia dalla legge 27 maggio 1991, n. 1761) riconosce i bambini come cittadini a cui spetta il diritto di esprimere liberamente la propria opinione su ogni questione che lo interessa nonché l’accessibilità ad occasioni di partecipazione ed opportunità di autodeterminazione.
I diritti di espressione e partecipazione dei bambini sono sempre più riconosciuti e valorizzati. A livello internazionale possiamo brevemente citare la Carta delle città educative 1991, stipulata dopo il 1° Congresso Internazionale delle Città Educative, tenutosi a Barcellona nel novembre 1990; il documento presentato dall'Unicef, Habitat II da un gruppo di esperti (Isatanbul, 1996); l’Agenda XXI, documento prodotto dopo la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e
Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel giugno del 1992, tra i più importanti.
Nel corso di pochi anni si assiste all’affermarsi di una nuova cultura dell’infanzia, al riconoscimento della città come fondamentale per l’educazione dei cittadini, e della partecipazione come strumento utile per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente e per la creazione di un vero sistema democratico, che coinvolge i propri cittadini producendo maggiore soddisfazione e senso di appartenenza.
In Italia le esperienze di progettazione partecipata con bambini a livello di microurbanismo o in scuole sono sempre più numerose, iniziando dal progetto “Città sostenibili delle bambine e dei bambini", del Ministero dell'Ambiente, passando per un sempre maggior numero di progetti, di cui voglio citare solo "La Città dei Bambini", sul quale ho parlato in diversi post.
Ma come è possibile coinvolgere i bambini in un processo di progettazione partecipata e, soprattutto, perchè è importante che loro partecipino?.
Oltre i propri confini
25.10.12
C'è ancora bel tempo a Roma, giornate di sole, uscite al parco con il maglioncino di cottone e la possibilità, ancora per poco, di tornare a casa sporchi di terra. Nel quartiere dove abito in questa città sono poche le aree gioco per bambini. Poche e, naturalmente, affollate. Scarsi i giochi e scarsa la volontà di destinare spazi idonei ai bambini. Sembra che per i politici mettere due altalene nell' angolo di una piazza deserta significhi donare spazi per l'infanzia. Degni? (...lunga pausa di silenzio). L'argomento è lungo e spinoso ma in realtà oggi non voglio affrontarlo. Di questo ne parlerò in futuro, in un prossimo futuro, e ne parlerò sempre perchè la città è il luogo dove crescono i nostri bambini e non sembra rendersene conto dei bisogni di questi piccoli cittadini, facendoli crescere così nella diffidenza, nella paura e nella negazione di se stessa.
Ma torniamo al parco (se vogliamo chiamarlo parco). Molto vicino al nido che frequentano i miei due piccoli terremoti c'è una specie di piazza, o meglio piazzetta, costruita qualche anno fa. Una fontana asciuta occupa il centro lasciando all'aria aperta la nudità dei suoi tubi sporgenti e pericolosi. Qualche panchina perimetrale ospita regolarmente gli anziani e le loro badanti di occhi lontani. Tre cavalucci allineati come soldati, senza guardarsi in faccia, denunciano la minima volontà di questo spazio a dare posto ai bambini. Ha il pregio di avere alcuni alberi di ulivi che sono stati piantati. In questo piccolissimo respiro cittadino, pullulante di bambini e ragazzi alle 17, i miei piccoli terremoti si divertono. Forse semplicemente per un particolare che prima ho dimenticato di elencare: il pavimento è di ghiaia.
quadricolor
10.10.12
Di nuovo spolverando giochi oramai introvabili, giochi dimenticati, giochi che io trovo meravigliosi, oggi vi presento Quadricolor, gioco didattico individuale e di gruppo prodotto dalla Giunti creazioni, 1973. Ideazione e progetto L. Pecchia G. Concetti.
vediamo...
Piccoli Matisse
25.9.12
La più grande difficoltà dell'essere straniera è sicuramente quella di avere lontani i miei cari. Per mamma e papà ancora di più perchè le due figlie sono in posti diversi, dall'altra parte dell'Atlantico: Italia e Danimarca. Il vantaggio, per me, è che ho sempre una casa a disposizione a Copenhagen, città che adoro.
Andiamo al parco!
15.6.12
A Marta, mia figlia, non le piace andare al parco. La cosa fino a poco fa mi sconvolgeva e mi riempiva di sconforto pensare ad una bambina così pigra che neanche al parco voleva andare. "Ma non mi piace" era la sua unica, semplice e contundente risposta. Pensavo di aver sbagliato qualcosa, immaginavo le motivazioni psicologiche più complicate: è un modo di chiamare l'attenzione, vuole imporre il suo "io" opponendosi alle mie proposte, ecc, ecc...(non è possibile che a un bambino non gli piaccia andare al parco). Dopo aver letto "La Città dei Bambini" di Francesco Tonucci, ho capito, forse, il perché. Ed effettivamente, come mi capita molte volte di constatare, Marta ha ragione.
Una delle tante considerazioni che fa Tonucci nel suo libro riguarda proprio i parchi gioco, uguali fondamentalmente in tutto il mondo (almeno occidentale): spazi rigorosamente piani, spesso recintati e con delle attrezzature per giochi tipo scivoli e altalene. Spazi a volte situati anche lontani dalla propria casa, che propongono attività banali e ripetitive come scivolare o dondolare e delle quali il bambino subito si stanca e cerca di inventarsi altri usi che possono diventare anche pericolosi.
Vedendo le immagini di questo waterplayground ho pensato alle parole di Tonucci come alternativa per un area gioco per bambini che tiene conto di una delle attività più divertenti in assoluto per loro, della quale potrebbero non stancarsi mai: giocare con l'acqua.
L'area “Deutsches Eck” dedicata ai bambini e realizzata in occasione della mostra Bundesgartenschau BUGA 2011, a Coblenza, Germania, utilizza una varietà di elementi per campi da gioco realizzati con la tecno-superficie DuPont™ Corian®: il progetto è stato sviluppato dallo studio di architettura Atelier Dreiseitl; foto BUGA Koblenz GmbH/Guth, tutti i diritti riservati. Il parco è suddiviso in differenti aree tematiche che permettono ai bambini, agli adolescenti e a tutti i visitatori di sperimentare l'acqua nelle sue differenti varianti.
Un altro esempio meno articolato, ma di uguale efficacia, è questa semplice piazza che ho trovato a Londra, della quale non conosco il progettista. Mi piace la poetica minimale e il fatto che non ci siano limiti tra il pavimento e le zone bagnate, rendendo l'acqua un elemento quotidiano, accessibile, invitante, riprendendo il tema della pozzanghera (d'altronde elemento omnipresente a Londra) tanto amata dai bambini e rendendola vitale.
Sono sicura che Marta non vorrebbe andare via da nessuno di questi due posti.
La città dei Bambini
Una delle cose che mi manca di più da quando sono mamma è la possibilità di leggere come un tempo facevo. Dopo tutto il tram tram con i gemelli quando finalmente dormono ed io riesco a seguire il rituale della notte con Marta (lavata dei denti, pigiama, e un capitolo del libro in corso) non mi resta che buttarmi sfinita a letto e raramente ho le forze per prendere il libro dal comodino prima di chiudere gli occhi. Non è successo così però con questo libro. Mi ha appassionato fin dalle prime pagine perché offre nella sua semplice lettura una proposta (urbana) rivoluzionaria di "vero civismo" e spunti di riflessione preziosi per un genitore oggi.
Senza essere nostalgico il libro affronta il distacco tra la città di un tempo, dove i bambini potevano muoversi liberamente e dove erano in grado di crescere grazie alle proprie esperienze senza la mediazione ed il controllo degli adulti, e la città di oggi che "ha rinunciato ad essere un luogo di incontro e di scambio e ha scelto come nuovi criteri di sviluppo la separazione e la specializzazione". Il risultato è la solitudine degli adulti, degli anziani ma soprattutto dei bambini, privati del loro diritto al gioco libero nei posti "pubblici" e destinati a dipendere sempre di più dai propri genitori, carichi di impegni e di lavoro. La proposta è quella di pensare ai bambini come sono: cittadini, e di porre come cittadino medio per il quale la città viene pensata non all'adulto ma proprio al bambino. Questo nella convinzione che se la città è adatta ai bambini è adatta a tutti: agli adulti maschi e femmine, agli anziani e alle persone diversamente abili. Vi consiglio vivamente la lettura!.
Senza essere nostalgico il libro affronta il distacco tra la città di un tempo, dove i bambini potevano muoversi liberamente e dove erano in grado di crescere grazie alle proprie esperienze senza la mediazione ed il controllo degli adulti, e la città di oggi che "ha rinunciato ad essere un luogo di incontro e di scambio e ha scelto come nuovi criteri di sviluppo la separazione e la specializzazione". Il risultato è la solitudine degli adulti, degli anziani ma soprattutto dei bambini, privati del loro diritto al gioco libero nei posti "pubblici" e destinati a dipendere sempre di più dai propri genitori, carichi di impegni e di lavoro. La proposta è quella di pensare ai bambini come sono: cittadini, e di porre come cittadino medio per il quale la città viene pensata non all'adulto ma proprio al bambino. Questo nella convinzione che se la città è adatta ai bambini è adatta a tutti: agli adulti maschi e femmine, agli anziani e alle persone diversamente abili. Vi consiglio vivamente la lettura!.
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